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Visualizzazione dei post con l'etichetta malessere

Sconfiggere l'alienazione

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 La sensazione a cui non riuscivo a dare un nome, ha trovato il suo spazio e la sua espressione nella parola "Alienazione" - ma lasciatemi spiegare un po' meglio... Ho difeso la mia tesi di dottorato il 28 settembre 2022 -finalmente, dopo lunga e penosa agonia durata ben 4 e passa anni della mia vita. Grande stress e grande nervosismo, un paio di crolli mentali. La difesa è durata 2h30, sono stata torturata da ogni singolo membro della commissione, but I'm still alive , anche se alla fine della difesa e alla proclamazione ho pianto. Piangere è self-care, mi ha detto qualcuno recentemente. Piangere e avere crolli mentali non so quanto sia self-care più che self-distruction. Fatto sta che in seguito a grande stanchezza, grande esaurimento mentale, e grande confusione in ultima analisi, ho notato che qualcosa non andava (ah si?) - sospetto un burnout mai curato a sufficienza, mai recuperato del tutto, e ancora un po' bruciante, soprattutto a causa dei grandi cambia...

Sto male.

 Torno a Genova e torna la mia voglia di morire. Sono quattro giorni che ho l'emicrania. Mi sto rifugiando in una serie di libri. Del resto ho un'intera libreria con tutti i miei amati libri, qui a Genova. Morirò a Padova, senza poter consultare tutti i miei libri, senza poterli sfogliare e annusare. Soffro lontana dai miei libri e dai miei taccuini. Soffro. Soffro lontana e soffro vicina. La mia sofferenza non ha inizio e non ha fine. Leggo i diari di Sylvia Plath, trovo ispirazione, mi ritrovo nelle sue parole e nel suo tormento, ma mi sento una spia. Sysvia Plath avrà voluto che i suoi diari un giorno fossero pubblicati? Ed io un giorno vorrò che l'immenso fiume di parole che scrivo da che ho imparato a tenere in mano una penna, venga divorato dal pubblico dominio? Non lo so. Sono tormentata. E rammaricata. Mi rammarica aver distrutto i miei scritti infantili di sofferenza. Me ne vergognavo. E ne avevo paura. Li ho distrutti per salvaguardarmi, ma avrei dovuto salvaguard...

Quarantaduesimo giorno: Rotta.

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Sto cercando l'intensità che non trovo mai, ancora una volta nel luogo e nel tempo sbagliato. Ripeto -perchè sì, perchè anche Nietzsche parlava di eterno ritorno del medesimo, mentre Freud di coalizione a ripetere- e ripeto lo stesso errore di riversare la mia frustrazione di questo nero aprile privo dei contenuti che io vorrei, pensando costantemente che non dovrei essere qui, non dovrei vivere questa vita in questo momento. È tutto sbagliato e non riesco a farci i conti. È tutto sbagliato non voglio questo. Io volevo stare col culo in Veneto in questa settimana, e trasferirmi pacificamente nella bellissima residenza per ricercatori che mi era stata assegnata e avrei dovuto parlare di quanto sia figo il Veneto, Padova, le mie to do list, la cappella degli Scrovegni, una vacanza con i miei, lo spriz a 2 euro, gli amici di Erasmus ritrovati, il cibo italiano, la sorpresa che avrei fatto per il compleanno di mia madre, quanto è nebbiosa la pianura padana, quanto è figo cambiare aria...

è morto Luis Sepùlveda

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è successo proprio oggi, proprio poche ore fa. Covid-19, Covid-SARS-2, il mostro, il virus che ci sta togliendo tutto, ci ha tolto anche un grande scrittore come Sepùlveda. Mi sento autenticamente in lutto. Non solo Sepùlveda è un grande scrittore, ma anche un grande uomo, che avrebbe avuto ancora tanto da dire, tanto da scrivere. Non solo uno scrittore fondamentale per il cosiddetto 'realismo magico', non solo per il merito di essere uno degli autori che ha reso celebre la letteratura latino-americana, ma per il suo vissuto di uomo, nella politica e negli ideali. La sua famiglia, infatti, si è opposta fortemente al regime di Pinochet, e Luis stesso, è stato rifugiato politico in Europa, proprio per le persecuzioni dal regime, nonché attivista per il rispetto dei diritti umani per tutta la sua vita. "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" è stato il primo libro 'serio' che mi è stato regalato dai miei genitori, nonchè uno dei primi li...

Giorni difficili

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-Lunedì 30 Marzo 2020 - è sera, piove. Ascolto il silenzio e il ticchettio sommesso delle mie dita che battono sulla tastiera. Oggi ho lavorato moltissimo, domani ho la riunione via WhatsApp con il mio prof. Devo ammettere che questa situazione sta iniziando a pesarmi. Sono un paio di notti che dormo maluccio, e il cambio dell'ora durante il weekend non contribuisce a farmi stare meglio. Mi ostino a spargere le mie good vibes ovunque, mi ostino a spingere le persone intorno a me ad essere grate e positive. Ma io, sono davvero grata e positiva? Mi manca il mio ufficio al Técnico. Mi manca il mio laboratorio. Mi manca andare lì tutti i giorni, fare una pausa sigaretta sul tetto, essere sotto stress perchè come al solito sono arrivata un tantino più in ritardo di quanto avrei dovuto. Sono combattuta. Mi piace questa routine nuova che mi sto costruendo, ma mi chiedo dove sia il limite tra l'auto convinzione che questa situazione mi potrebbe fare bene, e il reale stato delle...

Del Nichilismo che avvolge la nostra vita

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Oggi il nichilismo mi avvolge, e non so esattamente per quali ragioni. Ho affrontato fondamentalmente tutte le famose "conversazioni difficili" di cui accennavo in questo post , eppure rimane una specie di qualcosa che è incompiuto, e che mi continua a tormentare. Sono una persona tormentata , questo si sa molto bene, e lo spiego molto ampiamente quasi in ogni post del blog. Eppure questa spiegazione non mi soddisfa più fino in fondo, non mi convince e non mi lascia in pace. Non capisco se sto facendo tutto giusto o tutto sbagliato, mi crogiolo in piccoli piaceri ed in piccoli dolori, senza esattamente dare un senso logico al tutto. Una patina di nichilismo sporca questa giornata, in cui concludo poco, penso molto, e mi abbandono. C'è un sottile piacere nel sentirsi in colpa per essersi abbandonati troppo, c'è un sottile piacere nel perdere il controllo. Ma poi torna il tormento, ti ricomponi velocemente, ti spazzoli i capelli, ti guardi allo specchio, e fing...

L'urlo muto

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Oggi è una di quelle giornate. Proprio una di quelle in cui dubito della mia sanità mentale, e non è ironia. Ultimamente va di moda attribuirsi svariate malattie mentali, va di moda fare stupidi meme sull'ansia, va di moda parlare di depressione senza sapere cosa sia. Oggi sento la mancanza di qualcosa, ma non so identificarlo. Mi manca casa. Mi manca la mamma. Mi manca il mio gatto. Mi manca il sole. Mi manca il respiro. Oggi è una di quelle giornate in cui tremo al pensiero di essere viva, tremo al pensiero di dover fare cose, tremo di paura per il solo fatto di essere viva. Oggi mi ricordo di come tutto pesi come un macigno, qui, sulle mie spalle. Mi sento inadeguata a questa esistenza. Mi sento disperata e senza uscita. Mi sento annegare. Oggi potrei precipitare; è una di quelle giornate in cui mi sento disorientata, non so nemmeno camminare. L'oggi è solo una nebulosa palude di tristezze, tutte diverse, tutte concentrate. L'oggi mi fa paura, forse persino ...

Dopo la laurea - 24 ottobre 2017

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Genova - 3 Dicembre 2017 "Come si esce dal vuoto? Per la prima volta, riesco ad identificare il momento esatto in cui quel vuoto mi ha attanagliato. Quel 24 ottobre, in cui ho sentito il tempo scorrere inesorabile verso l'età adulta. Quel 24 ottobre in cui il capitolo degli studi e degli schemi accademici si è chiuso. (...) Laurearsi è un dramma. E' il dramma di chi conta su una carriera di studi, ma poi si scontra con la realtà dei fatti. Volevo essere tante cose dopo quel 24 ottobre. Volevo fare tante cose dopo quella data. E invece mi sono soltanto fatta inghiottire dal vuoto e dalla superficialità. L' "essere" è veramente caratterizzato da "un'insostenibile leggerezza", come dice Kundera, ed io che da molti mesi non ho drammi di alcun genere, in tutta questa leggerezza, un po' mi sto perdendo" -Carlotta, Tratto dai "Pensieri Notturni"

Quando codesto demone mi assalta - Alda Merini

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Quando codesto dèmone mi assalta, e con mani gravose e con mascelle dense di schiuma tutta mi divora, io mi rivolgo a te con gli occhi pieni di muto assenso e non ti dico basta, so quel che soffri mio signore quando ho le mani contorte e gli occhi muti, so che mi vedi fremere di rabbia contro mille imposture, o canto vero, se potessi tu pure come esperto grave chirurgo giungermi nel cuore e strapparvi il tormento, allora un urlo io darei di beata meraviglia, di contentezza, o Dio adorato e pieno come la notte, se mi capovolgo vedo le stelle e oscuri firmamenti tremano in me, di notte, quando taci. -Alda Merini

Sbagliare tutto

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Ho sbagliato un'altra volta. Credevo che dopo le tre settimane di ferie sarei potuta ripartire bene. E invece mi sbagliavo. Realizzarlo è stato improvviso e doloroso, come quando qualcuno ti colpisce al volto violentemente. Ho sbagliato tutto. E nonostante avessi un'idea di come rimettere insieme i pezzi, sono caduta rovinosamente, e non ho le energie per rialzarmi davvero. Mi vergogno persino ad ammetterlo a me stessa, ma è successo; ho passato un'altra giornata quasi completamente a letto, senza l'energia per alzarmi. E' successo ieri. Non sono andata in lab, e dal dire 'ci vado dopo pranzo', al rimanere a letto fino alle 5 del pomeriggio, è stato un attimo. Mi mancano le energie. Non si tratta di dolore fisico, e nemmeno di stanchezza mentale. E non posso neppure attribuire la causa al caldo. Non so cosa ci sia di sbagliato in me. Ma fa paura, sempre più paura. E' come se la colpa fosse di ciò che sto facendo; appena tornata alla normalità, le mi...

Mi vestivo male, dicevo le parolacce, volevo fare ciò che volevo

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« GERTRUDE: Una disgrazia incalza alle calcagna un'altra, tanto presto si succedono. Laerte, tua sorella s'è annegata. LAERTE: Annegata! Ah, dove? GERTRUDE: C'è un salice che cresce di traverso a un ruscello e specchia le sue foglie nella vitrea corrente; qui ella venne, il capo adorno di strane ghirlande di ranuncoli, ortiche, margherite e di quei lunghi fiori color porpora che i licenziosi poeti bucolici designano con più corrivo nome ma che le nostre ritrose fanciulle chiaman "dita di morto"; ella lassù, mentre si arrampicava per appendere l'erboree sue ghirlande ai rami penduli, un ramo, invidioso, s'è spezzato e gli erbosi trofei ed ella stessa sono caduti nel piangente fiume. Le sue vesti, gonfiandosi sull'acqua, l'han sostenuta per un poco a galla, nel mentre ch'ella, come una sirena, cantava spunti d'antiche canzoni, come incosciente della sua sciagura o come una creatura d...

Nero e Cristallo

Mi è tornata in mente quella volta. Mi stavi riaccompagnando a casa dopo un mezzo pomeriggio passato insieme e una sveltina in macchina in cui ti era scappato un 'amore' mentre mi tiravi i capelli. Non stavamo più insieme da almeno cinque o sei mesi, ed ero confusa. Eravamo sotto casa mia. Mi hai posto un ultimatum. Mi chiedevi cosa volevo davvero, ed io sapevo di non saperlo in quel momento, e sapevo che non l'avrei saputo nemmeno da lì a mille anni di distanza. Ho iniziato a piangere e a ridere contemporaneamente. Mi sentivo euforica e tristissima nello stesso istante. Così piangevo e ridevo nello stesso momento. Seppure in circostanze diverse, totalmente diverse, è ciò che mi è successo ieri sera, seduta su una panchina ad aspettare. Si aspettano tante cose; si aspetta il treno, si aspettano gli autobus, si aspetta l'aereo, e si aspettano anche le persone che non arrivano. Era passata quasi un'ora quando una parola ha iniziato a farsi strada nei miei pensi...

verso la tempesta

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Mi sono risvegliata stamattina con gli occhi gonfi. Di quel gonfiore che solo chi è abituato ad addormentarsi piangendo conosce bene. Di quel gonfiore che si può togliere soltanto appoggiando sugli occhi due cucchiaini precedentemente messi in freezer... se solo il freezer di casa mia funzionasse. Così quel gonfiore me lo sono tenuta, e nemmeno acqua fredda in faccia l'ha un po' attenuato. E in effetti mi sono svegliata con gli occhi di quel gonfiore, perchè come non mi accadeva da molto tempo ho pianto, e ho pianto tanto. Ho pianto forte, rumorosamente, nella solitudine della mia cameretta lisboeta. Ho pianto come quando ero una ragazzina fragile che si addormentava ogni sera piangendo. Sembra un po' stupido, ma stavo guardando la 13x21 di Grey's Anatomy, e nel finale c'era una tizia che stava morendo. Insieme a lei c'era il suo chirurgo, che le ha chiesto di cosa avesse bisogno. La donna morente ha detto di aver freddo, e il chirurgo si è offerto di porta...

Ho provato a guardarmi dentro: non ho visto nulla.

Ho un problema, non sento più niente. Mi sono svegliata oggi pomeriggio, e mi sono resa conto di non sentire più nulla. Stanotte mi sono svuotata, ho pensato a tutto, tutto, tutto. Tutto ciò che può essere ma non è, tutto ciò di positivo, tutto ciò di negativo. E ora mi sento solo come un guscio vuoto. Sono solo l'involucro di me stessa, che tenta di sentire qualcosa ma non sente nulla. Mi sono resa conto che non provo più nulla per Nico. Mi sono resa conto che non provo più nulla per questa città. Mi sono resa conto che non provo più niente. Come se le mie emozioni rimbalzassero su un muro di gommapiuma e venissero attutite. Non ho più irrequietezza, non ho più calma. Se mi guardo dentro non vedo più nulla. Forse sono solo io che non sono in grado di vedere, o di sentire, o di assaporare. Ho provato a guardarmi dentro, e non ho visto più nulla. Ho visto solo il guscio vuoto di me stessa, che si rende conto di essere vuota come prima. Era tanto che non sentivo il vuoto. Ma ora è t...

Posare il cappello

Niente, mi sento cretina... insomma l'ho rifatto. Ero fiera di me stessa, perché era circa un mese che non guardavo, ma ultimamente la cosiddetta saudade mi ha riportata su quella strada. Chiamiamola saudade o chiamiamola insoddisfazione... non saprei. So solo che qui a Lisbona sto tentando in tutti i modi di togliermi di dosso questa fastidiosa sensazione di precarietà, ma sembra impossibile. Devo vivere nel presente e smetterla di essere ancorata al passato. Quest'anno sento di più il Natale, tornerò a casa e sono contenta di rivedere tutti. Stare lontani da casa fa capire il valore della famiglia. Pensavo di non esserci così legata, in realtà in qualsiasi parte del mondo sarò, tornerò per loro. E non solo mamma e papà, ma mi rendo conto che manca anche la presenza degli altri, il luogo, lo stare tutti insieme attorno a un tavolo, il cazzeggiare con le mie cugine, il semplice passeggiare sotto la pioggia in riva al mare di Vallecrosia. Forse mi manca anche Genova. Anzi, c...

Per te

Oggi è una di quelle giornate in cui ciò che desidero è stare da sola con me stessa, e dimenticarmi del resto del mondo. Oggi quello che sto scrivendo è indirizzato a una persona. Una persona che mi ossessiona, e che probabilmente non sta nemmeno più leggendo le cose che scrivo; una persona che ha occupato un sacco di giorni e un sacco di spazio nella mia mente e nel mio cuore. Ma se ci sei e stai leggendo, caro te, sai che la cosa che mi riesce meglio fare nella vita è proprio scrivere (forse conosci un paio di altre cose che so fare molto bene, ma questa è un'altra storia), pertanto non posso fare altro che scriverti; è l'unico modo che conosco per arrivare a te. Penso che le persone per cui vale la pena spendere tempo ed energie siano quelle che ti stanno vicine. Penso che quando puoi condividere qualcosa con una persona, quando quella persona è disposta ad esserci, quando c'è davvero, quella è la persona a cui dare attenzioni. Sai cosa? Ho passato due settimane ...

Niente di niente per Carlotta

Si pensa che in un luogo diverso da casa propria i problemi svaniscono. Si pensa di cambiare non appena si mette piede in una qualsiasi città diversa da quella a cui siamo abituati, si pensa che quel luogo ci accoglierà e ci farà dimenticare dei nostri demoni, dei nostri difetti, dei nostri guai. Mi sono resa conto in questi due giorni, che io sono sempre la stessa. Sono sempre io, e sono sempre inguaiata come la ragazzina immatura e impulsiva che sono sempre stata. Si ha l'impressione di poter cambiare, si ha l'impressione di poter migliorare... ma ehy, sono sempre io. Non miglioro e non peggioro, sto ferma e attendo di essere investita dal container di realtà che mi si sta riversando addosso. Come al solito ho un motivo per non stare tranquilla. Come al solito, ho dimenticato che le persone con cui interagisco, spesso sono molto stupide. Mi sono dimenticata di quanto il genere maschile mi faccia schifo, mi sono dimenticata quanto i mediocri omincelli si prendano tutta...

resa

E va bene, mi sono arresa. Mi sono resa semplicemente conto, che alla Magistrale non posso cazzeggiare. Mentre alla triennale non mi facevo problemi a presentarmi totalmente impreparata agli esami, adesso me ne faccio e come. Ho appena mandato una mail al prof chiedendo se fosse possibile rimandare l'esame di lunedì, in quanto ho avuto 'problemi di salute'. beh sono stata male due settimane, in effetti quelle due settimane mi hanno sfasata e non poco, permettendomi di dare solo due esami su 4. Sono stanca morta. In quelle due settimane avrei dovuto fare in modo che la pigrizia non prendesse il sopravvento, ma non ce l'ho proprio fatta. Desideravo stare come una balena arenata sul letto. Desideravo lamentarmi e crogiolarmi un pochettino. Ho iniziato da un semestre, e già fa schifissimo la mia carriera universitaria. Sono indietro con le relazioni di laboratorio, anzi, non ne ho ancora fatta manco una del primo semestre, e ora iniziano quelle del secondo semestre! Ho fa...

E va bene così

La mia vita sentimentale va a rotoli di nuovo. Ma questo, comunque, non mi consente di fermarmi. Chi si ferma è perduto, ed io sono nel pieno della sessione di esami. Ho dato due esami su quattro di questo semestre, e ho avuto ottimi risultati (27 e 30). Mi sento pompata, vorrei tantissimo che nella mia vita sia soddisfacente ogni aspetto, ma purtroppo, come al solito, ho combinato un gran casino. Eppure, sapere che ho comunque valore, sapere che in ogni caso posso farcela, mi da una sferzata di energia, che mi fa essere positiva anche nella situazione sentimentale 'estrema' in cui mi ritrovo in questo periodo. La voglia di socialità è poca. Ho disattivato l'account di facebook, e non ho granchè voglia di uscire. Anche se due serate con le amiche ho bisogno di concedermele, e me le concederò. Ho una fame becco perchè oggi non volevo vomitare tutta la colazione -come ogni volta prima degli esami-. Sto cercando di mangiare il più sano possibile ultimamente, e ho ricominciat...

un'altra sgradevole sensazione

Ho deciso di scrivere, perchè scrivere mi da il coraggio di confrontarmi con me stessa. Credevo di stare bene, di aver ricostruito la mia autostima in maniera efficace dopo essermi lasciata con lui. Invece no. E' come se fosse lui ad attirare in me quel senso di inadeguatezza che mi pervade. Quando sono single, o con qualsiasi altro uomo, non mi capita mai di sentirmi inadeguata, non all'altezza. Ho sempre avuto sicurezza in me, nelle mie capacità. Ho sempre avuto la serenità. Lui me la fa vacillare. Perchè succede questo? Perchè? Non sento di avere paura della solitudine, anzi, continuo a vederla come un'opportunità per me stessa. Amo avere i miei momenti di solitudine, e anche se non mi stessi rimettendo con lui, non avrei paura di restare da sola. Non mi sento brutta. Non mi sento stupida. E allora come mi sento? Inadeguata. Ma inadeguata rispetto a cosa? Ieri sera siamo andati a ballare. In una discoteca mediocre, dove di solito organizzano feste universitarie, e s...