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Porto Covo e Sines - Festival Musicas do Mundo 2018

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Il weekend scorso ho deciso di scollegarmi dal mondo dei social, dalle distrazioni digitali e concedermi qualche momento di relax immersa nella musica, nella natura e andando in meravigliose spiagge. Il modo migliore per farlo è stato andare a Porto Covo, al festival  Musicas do Mundo , in compagnia dei miei colleghi di università. Inizio parlando del luogo MERAVIGLIOSO, con paesaggi naturali molto selvaggi, e spiagge paradisiache. Una vera delizia, per gli occhi, per la mente, e anche per l'abbronzatura! Staccare internet e godermi l'esperienza è stato fondamentale per ritrovare un po' di contatto con me stessa, e con gli altri. Tramonto a Porto Covo Praia de Sines Ho dormito in tenda. E la prima notte è stata molto figa, con i rumori della natura, e gli uccelli al mattino, ma il risveglio con dolori molesti ovunque è stato non proprio piacevole. Così come la notte dopo, in cui il mio corpo, se avesse potuto staccarsi dalla mia anima avven...

Mi vestivo male, dicevo le parolacce, volevo fare ciò che volevo

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« GERTRUDE: Una disgrazia incalza alle calcagna un'altra, tanto presto si succedono. Laerte, tua sorella s'è annegata. LAERTE: Annegata! Ah, dove? GERTRUDE: C'è un salice che cresce di traverso a un ruscello e specchia le sue foglie nella vitrea corrente; qui ella venne, il capo adorno di strane ghirlande di ranuncoli, ortiche, margherite e di quei lunghi fiori color porpora che i licenziosi poeti bucolici designano con più corrivo nome ma che le nostre ritrose fanciulle chiaman "dita di morto"; ella lassù, mentre si arrampicava per appendere l'erboree sue ghirlande ai rami penduli, un ramo, invidioso, s'è spezzato e gli erbosi trofei ed ella stessa sono caduti nel piangente fiume. Le sue vesti, gonfiandosi sull'acqua, l'han sostenuta per un poco a galla, nel mentre ch'ella, come una sirena, cantava spunti d'antiche canzoni, come incosciente della sua sciagura o come una creatura d...

Ho imparato a superare i miei limiti andando in bicicletta

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Ho conosciuto Manuela e il suo blog su un gruppo di Facebook dedicato al ciclismo. Il suo blog cycling in love è un progetto bellissimo, che mi ha colpita -e coinvolta!- fin dalla lettura delle prime righe. Volevo che raccontasse di lei qui, nel mio piccolo spazio, e allora ho posto una domanda: 'cosa hai imparato andando in bicicletta?'  Manuela ci risponde nel modo più autentico possibile, e ci racconta come la bicicletta stessa sia una metafora dell'esistenza, in cui spesso ti viene tolto molto e dato poco. Ma non importa: qualsiasi sia il tuo background, qualsiasi siano le tue passioni, supera sempre i tuoi limiti! Buona lettura! Intanto ci tengo a ringraziarti, Carlotta, per averci ospitato sul suo blog! Mi presento: sono Manuela, ho 26 anni e attualmente mi sto preparando a conseguire l’abilitazione come psicologa dopo una laurea magistrale all'Università di Padova. Da febbraio 2017 gestisco insieme al mio fidanzato cyclinginlove.com , blog incentr...

10 cose -in ordine sparso- per cui sono soddisfatta in questo momento della mia vita

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Oggi è una domenica che non sembra una domenica . E' pigra, ma non pigrissima come al solito. O meglio, ultimamente ho viaggiato fin troppo per rendermi conto di cosa fosse una domenica pigra e riposante. Però se rifletto sul passato, non ricordo delle belle attività che facessi la domenica. Di solito mi mummificavo fossilizzavo a letto, non cucinavo, non mangiavo   non mi nutrivo ma mangiavo un sacco di schifezze, mi lasciavo solo risucchiare da un vortice di pigrizia, che non mi faceva sentire rigenerata, ma spesso dava adito a insoddisfazioni varie , per via del fatto che sentivo di essermi comportata in modo inconcludente. Ultimamente non capita più. Riesco a essere pigra con moderazione, e ad arrivare alla fine che sento che la mia giornata abbia avuto un senso. Oggi, tra le altre cose, ho scritto tantissimo, e il modo migliore per concludere è condividere questa riflessione su ciò che mi rende soddisfatta della mia vita in questo periodo. Perchè nonostante i miei al...

La Rossa vs. La Rossa

La sfida di oggi di #365 (Per più info su cos'è vi rimando al blog EfficaceMente ), oggi mi proponeva di fare qualcosa di molto interessante, ovvero immaginare di parlare con la me stessa del futuro, nella fattispecie della me stessa tra 10 anni, e fare tesoro dei consigli che mi avesse dato. L'anno scorso, in questo post: La Peste vs. La Rossa e in questo: L'artista vs. La Rossa parlavo con la me stessa del passato, in particolare mi chiedevo che cosa ne pensassero di me 'la peste', ovvero il mio lato da bambina rompiscatole, e 'l'artista' ovvero quel lato da adolescente ribelle e un po' borderline che frequentava il liceo artistico e si vestiva come se avesse trovato i suoi abiti nella spazzatura. Erano uscite delle riflessioni molto interessanti, e avevo concluso che tutti e due i miei lati sarebbero stati fieri del mio percorso, e che quell'incontro abbia fatto bene. E forse avrebbe fatto bene alla me stessa adolescente iniziare a pensa...

Il mio secondo compleanno

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Non è da tutti avere un secondo compleanno, eppure io ce l'ho. Ne parlo in questo post del 2012  https://letaschepienedisogni.blogspot.pt/2012/05/il-giorno-in-cui-sono-nata-una-seconda.html "ieri sera ho sentito qualcuno che diceva che per essere felici bisogna esserlo e basta. Allora per vivere, forse, bisogna vivere e basta" Una semplice e piccola illuminazione, che mi è arrivata solo dopo aver affrontato la meravigliosa esperienza del teatro. Sono ormai 3-4 anni che ho smesso completamente, ma sono stati anni molto intensi, e ho vissuto un'esperienza che mi porterò dentro per sempre. Pensando a questo mio 'secondo compleanno' sul palcoscenico, mi sono venute in mente una serie di riflessioni. La prima riguarda le esperienze in generale. Nel post linkato sopra, dico di voler fare teatro per tutta la vita, cosa che non è successa. Ho preso altre direzioni, sto facendo altre cose, ho fatto altre esperienze, e solo occasionalmente mi dedico al teatro (...

La lezione della morte

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La morte è una realtà onnipresente per noi, sia che vogliamo pensarci o meno. È sempre lì, nel sottofondo delle nostre giornate. Ne sentiamo parlare al telegiornale, ne sentiamo discutere tra i nostri conoscenti, ne sentiamo la presenza quando ci preoccupiamo della nostra stessa salute. La morte è tra i meandri dei nostri pensieri anche quando semplicemente prestiamo attenzione per attraversare la strada. Eppure ci spaventa prenderne consapevolezza. Ci spaventa parlarne. Ci spaventa farci i conti. Preferiamo di gran lunga dedicare il nostro tempo e le nostre energie mentali al gossip, a futili liti e ai social media. Non voglio certo suggerire che qualsiasi cosa pensiamo o facciamo debba essere profonda o solenne, ma contemplare la brevità della nostra vita può aiutarci ad avere una prospettiva diversa su come investiamo i nostri pensieri. Ho detto "come" e non "cosa". Più che l'oggetto della nostra attenzione, a contare infatti è la qualità d...