Sto male.
Torno a Genova e torna la mia voglia di morire. Sono quattro giorni che ho l'emicrania. Mi sto rifugiando in una serie di libri. Del resto ho un'intera libreria con tutti i miei amati libri, qui a Genova. Morirò a Padova, senza poter consultare tutti i miei libri, senza poterli sfogliare e annusare. Soffro lontana dai miei libri e dai miei taccuini. Soffro. Soffro lontana e soffro vicina. La mia sofferenza non ha inizio e non ha fine. Leggo i diari di Sylvia Plath, trovo ispirazione, mi ritrovo nelle sue parole e nel suo tormento, ma mi sento una spia. Sysvia Plath avrà voluto che i suoi diari un giorno fossero pubblicati? Ed io un giorno vorrò che l'immenso fiume di parole che scrivo da che ho imparato a tenere in mano una penna, venga divorato dal pubblico dominio? Non lo so. Sono tormentata. E rammaricata. Mi rammarica aver distrutto i miei scritti infantili di sofferenza. Me ne vergognavo. E ne avevo paura. Li ho distrutti per salvaguardarmi, ma avrei dovuto salvaguard...